Da 23 miliardi e 846milioni a 22 miliardi e 997 milioni. È stata questa in Sardegna la diminuzione della spesa per famiglia, specchio della crisi. In tre anni, dal 2011 al 2013, la flessione è stata 849 milioni. E si è trattato di una flessione costante, visto che nel 2012 la spesa valeva 23 miliardi e 591 milioni. In valore percentuale è un meno 3,5 punti base, contro una media nazionale del 2,6.
Il dato è contenuto nel report Sardegna 2015 in cifre, dal quale si raccoglie più di una curiosità. Intanto: le famiglie (e s’intende anche quelle formate da una sola persona) non hanno però tagliato su “bevande alcoliche, tabacco e narcotici“. Anzi: questo settore merceologico è uno dei pochi che ha fatto registrare un aumento di spesa, passato da 1 miliardo e 136 milioni nel 2011 a 1 miliardo e 206 milioni nel 2012 (ultimo dato utile contenuto nell’indagine statistica). In valore assoluto, sono 70 milioni in più, pari al 6,16 per cento.
Per contro le famiglie hanno investito meno risorse su “generi alimentari e bevande non alcoliche” passando da 3,81 miliardi a 3,742. La diminuzione è stata di 68 milioni (1,78 per cento).
In aumento, invece, la spesa per “abitazione, elettricità, gas e altri combustibili“: da 4,750 miliardi a 4,979. I rincari delle tariffe si sono tradotti in 229 milioni di maggiori costi, pari al 4,82 per cento.
In Sardegna sono cresciute pure le spese sanitarie per famiglia: da 780 milioni a 810. In valore assoluto, sono 30 milioni in più (3,84 per cento). Per “alberghi e ristoranti” la spesa è cresciuta di pochissimo: da 2,245 miliardi e 2,252. Sono appena 7 milioni (0,31 per cento). Variazione minima anche su “mobili, elettrodomestici, articoli vari e servizi per la casa”: da 1,795 miliardi a 1,804. Sono 9 milioni in più (0,50 per cento).
A perdere sono state pure istruzione e cultura. Per la prima la spesa è passata da 234 milioni a 232; per la seconda a da 1,586 miliardi a 1,567. Vuol dire che l’istruzione ha fatto segnare un meno 0,85 per cento, la cultura un meno 1,19.
In flessione, infine, trasporti e comunicazioni. Quanto ai primi la spesa per famiglia è calata di 59 milioni, da 2,938 miliardi a 2,879 (meno 2 per cento); sulle comunicazioni da 609 milioni si è scesi a 585. È una riduzione di 24 milioni, pari al 3,94 per cento.